• TESTO
    ORIGINALE

  • Italiano

  • Note

Dieux gart qui bien la chantera,
Que c’est pour l’amour de ma dame.

Or boyve primier qui faudra.
Dieux gart qui bien la chantera.

Ma dame veut qui bien dira
Qui fait toute s’amour, par m’arme.

Dieux gart qui bien la chantera,
Que c’est pour l’amour de ma dame.

Dio abbia cura di chi la canterà bene, che questa [canzone] è per l’amore della donna mia.

Ora beva per primo chi fallirà,
Dio abbia cura di chi la canterà bene.

La mia donna apprezza chi ben la saprà interpretare, chi metterà tutto il suo amore, per l’anima mia.

Dio abbia cura di chi la canterà bene, che questa [canzone] è per l’amore della donna mia.

"Dio protegga colui che la canterà bene!"
Dieux Gart è un rondeau di fine ‘300 contenuto nel Codex Chantilly (F-CH 564), un manoscritto di musica francese trascritto in nord Italia, finemente decorato come si vede dalle immagini del video.
Ho sempre amato questo brano misterioso, per averlo ascoltato dal mio ormai “prezioso” vinile, nella versione registrata dal “Medieval Ensemble of London” nel 1983, un gruppo storico facente capo ai fratelli Peter e Timothy Davies (rispettivamente alla Dulciana e Arpa – Cittern e Liuto).
Il brano, che negli anni ha scoraggiato e continua a scoraggiare molti interpreti a causa della sua innegabile complessità a tutti i livelli, è stato inciso anche dall’Ensemble Organum di M. Peres.
Per tornare alla versione dei fratelli Davies, essa, pur essendo molto evocativa, è di fatto errata! Infatti, questi pur meravigliosi interpreti non hanno tenuto conto – volutamente o meno – di un segno di bemolle in chiave nella voce di tenor. Questo segno infatti, se rispettato, stravolge completamente la musica, dando origine ad intervalli di seconda minore e tritoni (il tritono come si sa era anche chiamato Diabolus in musica, una dissonanza assolutamente da evitare, di certo nella musica sacra, principio era esteso ad ogni genere di composizione).
Solitamente l’esecutore avveduto aggiusta le dissonanze sistemando gli esacordi con la cosidetta ficta, ovvero aggiungendo alterazioni, innalzando o abbassando determinate note di un semitono: ma in questo brano sono segnati dall’autore (e quindi rispondono ad una evidente volontà performativa) ben due Diabolus nella linea melodica del tenor. Quindi come fare? Si "aggiusta" tutto tranne i suddetti, o si lascia tutto il pezzo pieno di "demoni musicali occulti"? Appunto una scappatoia è quella dei Davies, cioè semplicemente ignorare quelli segnalati nella partitura originale. 
La verità è che si tratta di un enigma! Il brano è un enigma, e proprio per questo continua a scoraggiare i musicologi e gli interpreti, che preferiscono di solito scegliere di lavorare su qualcosa di meno problematico.
Eppure è un brano importante, nel codice è uno dei pochi con capilettera decorati ed una bellissima miniatura a lato di pagina (come si vede nel breve video), segnale sicuro del favore che incontrava all’epoca.
Guido, il compositore, anche esso assai misterioso e di cui quasi nulla si conosce se non che con molte probabilità fosse italiano, ha lanciato attraverso i secoli un rompicapo, un indovinello da risolvere. D’altronde io sono convinto che una importante chiave di interpretazione si nasconda nel testo.. Dio protegga chi bene la canterà, perché questa [canzone] è [io l’ho composta] per la mia amata. E’ affascinante! Conosco questo pezzo a memoria e lo adoro, ma non sono mai riuscito a convincere qualche musicista ad accompagnarmi in una registrazione. Ho quindi deciso di affrontarlo in solitudine con il mio liuto, così come è lecito immaginare l’autore nel momento della composizione dello stesso, e spero dunque di aver fornito una versione filologicamente attendibile, ma anche e soprattutto capace di trasmettere la misteriosa magia di queste note del passato; e ovviamente spero di averla cantata BENE (corretta? dal cuore?) e di essermi guadagnato in tal modo il favore del trovatore Guido, della sua dama e del loro Dio, qualunque esso fosse!

________________ Simone Sorini ______

 

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